Legge di stabilità elettorale

Gli emendamenti alla legge di stabilità proposti dalla commissione Bilancio della Camera finora non sono serviti a migliorare il testo proposto dal governo ma a depotenziarlo, forse per fini elettorali e di corto respiro. La legge, che oggi inizia l’iter nell’Aula di Montecitorio, così come partorita dal Consiglio dei ministri era buona, ma – ovviamente – pur sempre perfettibile. Soprattutto sul fronte della crescita e della produttività.
9 AGO 20
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Gli emendamenti alla legge di stabilità proposti dalla commissione Bilancio della Camera finora non sono serviti a migliorare il testo proposto dal governo ma a depotenziarlo, forse per fini elettorali e di corto respiro. La legge, che oggi inizia l’iter nell’Aula di Montecitorio, così come partorita dal Consiglio dei ministri era buona, ma – ovviamente – pur sempre perfettibile. Soprattutto sul fronte della crescita e della produttività. Ma i deputati stanno dimostrando di continuare nel vecchio vizio di dire “no” ai tagli di spesa e a quelli delle “spese fiscali”, ossia degli esoneri di varia specie che erodono le basi imponibili e costringono a mantenere elevate le aliquote marginali. Così il governo è stato costretto a ritirare la norma sull’aumento dell’orario di insegnamento dei docenti che comportava riduzioni di spesa e dava un segnale sul fronte della produttività nel settore pubblico. Il grave peggioramento, però, è quello attuato sul tema del cuneo fiscale: il testo del governo riduceva di 2 punti l’aliquota Irpef sui redditi medio bassi, finanziandola con un tetto alle detrazioni dalle basi imponibili e con un aumento di un punto dell’aliquota normale dell’Iva dal 21 al 22 per cento e di quella intermedia dal 10 all’11 per cento.
La critica che si poteva fare era e rimane quella che è necessario abbassare il cuneo fiscale che l’Irap produce nei costi del lavoro e ridurre l’aliquota sui redditi di impresa per accrescere la competitività e favorire di conseguenza la crescita economica. Invece con gli emendamenti si è abrogata la riduzione di 2 punti nell’Irpef e, in cambio, sono stati cancellati i tetti alle detrazioni. Gli spiccioli destinati a ridurre il cuneo fiscale dell’Irap dal 2014 sono stati destinati ad accrescere in modo diversificato le detrazioni di base per l’Irap sui costi del lavoro, complicandole ulteriormente. E’ stato eliminato l’aumento dell’aliquota ridotta dell’Iva, ma non si è toccata la vasta platea di esoneri che erodono la base imponibile del tributo. Alla produttività si sono devoluti 800 milioni aggiuntivi, ma non vi è una norma che stabilisca a quali contratti di lavoro ciò vada applicato. Si attende l’accordo fra le parti sociali. In definitiva, però, i partiti non hanno risolto il problema della crescita stagnante, anche se questa era la critica che facevano al governo. Per ora il Parlamento è riuscito soltanto a normalizzare un po’ Monti.